il sasso

Staccarsi da quelle stupide convinzioni, manie, ossessioni, paure ereditate per inerzia dal genere umano nei millenni. Eliminarle, per diventare un essere umano veramente migliore.
Non migliore rispetto ad altri. Semmai, rispetto a ciò che sei stato finora.

Migliore e basta.

bottoni.

E mentre cucio i buchi nelle maglie, ogni volta che lo faccio, sempre, mi torna in mente il ricordo brevissimo ma vivido di mia madre che mi insegna a cucire i bottoni.
La frase che sistematicamente ricordo appena prendo in mano ago e filo, è: “Allora, prima di tutto, metti il punto.”
E la osservavo, con la sua espressione concentrata, fare quei gesti velocissimi, che riuscivo a seguire a fatica, e anche se ero ancora una bambina, ricordo che pensavo che avrebbe dovuto metterci più cura, con quel filo e quel bottone.
Lo faceva troppo velocemente, quasi le scocciasse (e probabilmente era così).

E mentre cuciva, mi raccontava di come a sua volta l’avesse imparato da piccola, dalle suore, e di quante cose belle aveva cucito con le suore. E io pensavo che non me ne importava nulla, volevo solo capire bene come cucire un bottone.
Ma lei andava troppo veloce.
Infatti le chiesi di ripetermelo, dovevo capire bene i movimenti da fare.
E ancora una volta, “metti il punto, e poi fai così”, e andava spedita.
Il punto.

Siamo sempre state brave a mettere un punto alle cose, io e mamma.
Devi farlo bene, in modo che tenga nel tempo, che non si scuci mai più.
Ah mamma, se solo fossimo state brave a mettere un punto anche alle poche cose belle che abbiamo avuto.
Vedi? Io nella mia mente l’ho messo un punto a questo ricordo. E tu?
Sì, lo so, hai messo bottoni-promemoria per ogni strappo che hai avuto nella vita, ma alle cose belle che riguardano me, e solo me, e non uno dei tuoi uomini, o uno dei tuoi rimpianti, o uno dei tuoi vasi di lacrime, a me, lo hai messo un bottone?
Io ne ho attaccati molti, a te.
Quando ti ho trovata da sola a piangere in bagno, e ti ho spiata dalla porta socchiusa per minuti interminabili, per non disturbarti, e avevo sei anni, ma lo capivo che piangevi perchè era finito l’amore.
Quando ti addormentavi mentre mi raccontavi le favole la sera, e io ti scuotevo il braccio, perchè dovevi finire la storia.
Quando guardavi storta tua madre perchè ti diceva qualcosa che non ti stava bene.
Quando premevo “play” sul registratore per cassette che avevi in macchina (perchè l’autoradio tu non l’hai mai avuta), e cantavo le canzoni, guardando il tuo profilo con i capelli al vento mentre guidavi. E il rumore di fuori copriva sempre quello debole del registratore, e allora cantavo più forte.
Quando ci lasciavi davanti scuola la mattina, e pochi secondi prima davi uno sguardo rapido nello specchietto retrovisore, e accostando gridavi a me e Adriano: “Pronti per lo sbarco in Normandia??”, e noi ridevamo senza sapere cosa volesse dire, ti davamo un bacetto, e ci catapultavamo fuori dalla seicento, sul marciapiede, coi nostri cestelli della merenda.
Quando stai al telefono o mentre leggi cose da imparare, e DEVI avere una matita o una penna da rigirarti in una mano, perchè lo fai da quando eri bambina, però allora avevi un fiore di plastica.
Quella volta che ti sei sentita male e sei quasi svenuta, e ancora oggi non so perchè, ma so che non era un fatto di salute, era solo che ti sentivi stressata.
Quando ci hai lasciato un messaggio in segreteria, e io e Adriano abbiamo pianto tantissimo, e probabilmente questo neanche lo ricordi, ma io sì.
Perchè poi sei sparita per settimane.
Quando mangi. Quello lo fai con estrema cura. Io invece mi ingozzo.
Quando ci facevi i dettati in inglese, e ogni volta che dicevi “full stop”, Adriano imitava il freno a mano, e ridevamo come imbecilli.
E molti, molti altri bottoni, mamma.

Tu te lo ricordi di quando ho pianto io? Di quando ho riso?
Ricordi tutte le cazzate che ho fatto, quello lo so, e anche le cose buone che ho fatto.
Ma quelle piccole, di cose, piccole e importanti, le hai cucite bene?
Perchè a volte mi sembra che tu sia stata molto brava a cucire bottoni sul tuo specchio, e Dio solo sa come si fa a bucarlo, quello specchio, ma invece sulla mia faccia, sulle mie mani, sulle mie ustioni, questo benedetto punto, lo hai messo con cura?
O hai cucito di fretta come sempre, e si è staccato il bottone?

Mamma, te lo sei mai preso il tempo di chiederti e capire chi sono io, davvero?
Senza giudizi, senza opinioni o desideri, semplicemente perchè sono viva e ti sto di fianco, solo per questo, mi hai mai guardata veramente?

This soul has no weight, no shape, no age.It was born out of anger, out of any mental cage.It’s free from the dust you collected for years,no pain, no joy, no subtle fears.The day will come for it to be free,oh, its beautiful coloursthat day you’ll see.

This soul has no weight, 
no shape, no age.
It was born out of anger, 
out of any mental cage.
It’s free from the dust 
you collected for years,
no pain, no joy, 
no subtle fears.
The day will come 
for it to be free,
oh, its beautiful colours
that day you’ll see.